"Il danzatore costruisce l'instabile dimora del tempo
attraverso un muto dialogo con la gravità."
Hubert Haddad

La danza verticale utilizza i muri e tutto ciò che è verticale come supporto del movimento: facciate di edifici, teatri, chiostri, fabbriche, torri, colonne, cave, rifugi e malghe in alta quota, alberi…

E’ una forma di danza creata da Trisha Brown negli Stati Uniti negli anni 60’ e 70’.
La coreografa Trisha Brown fa muovere i suoi danzatori sulle pareti degli edifici (grattacieli, musei, gallerie d’arte, stazioni ferroviarie..), sui tronchi degli alberi nei parchi e nei boschi.

La danza verticale nasce dall’idea d’integrare danza e spazio: studia il movimento in relazione all’ architettura e all’ambiente naturale, esplora nuove modalità di percezione del movimento e nuovi punti di vista dello spazio.

Le coreografie di danza verticale trasformano lo spazio urbano quotidiano sperimentando nuove relazioni con le linee, i piani, i volumi, le forme di un luogo che non è lo spazio tradizionale di un palcoscenico. In questo modo l’ architettura diventa una scenografia.

Attualmente le compagnie di danza verticale esistenti nel mondo sviluppano la loro ricerca approfondendo temi legati all’esplorazione dell’ altezza, la relazione con l’architettura delle città, la natura (alberi, boschi, scogliere…) e gli aspetti acrobatici. **

* Sally Banes, Tersicore in scarpe da tennis - Ephemeria Editrice
* Rossella Mazzaglia, Trisha Brown - L' Epos Editore